Svegliarsi prima dell’alba ai rumori delle famiglie che si muovono per le strade storiche di Luxor. Le persone portano coperte intrecciate e cesti di vimini traboccanti di cibo tradizionale. I bambini, ancora assonnati, siedono sulle spalle dei genitori. Quando il sole sorge e illumina le grandi colonne sabbiose del Tempio di Karnak, le rive del Nilo sono già piene di vita.
Nell’aria aleggia un odore forte e inconfondibile: il profumo del pesce fermentato. Per gli stranieri questo odore può sembrare strano, ma per gli egiziani annuncia l’arrivo della primavera. È Sham el‑Nessim, la festa più antica e amata d’Egitto. Sebbene l’intero Paese celebri questo evento, a Luxor, circondata da antichi templi, l’esperienza sembra un viaggio nel tempo.
Cos’è Sham el‑Nessim?
Ogni anno, egiziani di tutte le religioni e origini si riuniscono per celebrare Sham el‑Nessim, che significa «sentire la brezza». Questa festa ha un significato molto più profondo di quanto il suo nome lasci intendere.
Si ritiene che Sham el‑Nessim abbia avuto origine nell’antico Egitto circa 4.500 anni fa. Molte culture antiche celebravano l’equinozio di primavera come un momento di rinascita, ma gli egiziani ne fecero una celebrazione nazionale. Il nome deriva dalla lingua copta, discendente dell’antico egiziano. La frase originale era «tshom ni sime», che significa «prati del giardino». Nel corso del tempo, in Egitto, il nome si è evoluto nella forma attuale, ma l’essenza della festa è rimasta invariata.
Ciò che rende Sham el‑Nessim speciale oggi è la sua inclusività. È un giorno festivo pubblico, durante il quale chiudono negozi, scuole e uffici governativi. A differenza di molte feste legate a una religione specifica, questa appartiene a tutti gli egiziani. Sebbene la data cada di solito il giorno dopo la Pasqua copta, si tratta di una celebrazione laica dell’orgoglio nazionale.
5.000 anni di continuità: le radici faraoniche
Per capire perché Luxor sia il posto migliore per trascorrere questa festa, è utile ripercorrerne la storia. Il festival risale ad almeno il 2700 a.C., alla Terza Dinastia dell’Antico Regno. All’epoca si chiamava Shemu, la stagione del raccolto.
Per i faraoni e il loro popolo, il cambio delle stagioni era un evento significativo, non un semplice spostamento nel calendario. L’equinozio di primavera segnava l’inizio del ciclo agricolo lungo il Nilo, fondamentale per la loro civiltà. Gli antichi egiziani credevano che Sham el‑Nessim rappresentasse l’inizio della creazione del mondo. Immaginavano Ra, il Dio del Sole, navigare con la sua barca attraverso il cielo e fermarsi alla Grande Piramide, simbolo del ciclo di vita, morte e rinnovamento.
È straordinario come questo festival sia sopravvissuto all’ascesa e alla caduta di numerosi imperi. Quando l’Egitto divenne parte dell’Impero Romano e si avvicinò al Cristianesimo, Shemu non fu eliminato, ma integrato nel calendario pasquale. Con l’avvento dell’era islamica, la festa continuò, mantenendo il suo ritmo lunare. Anche al cambiare di imperi, religioni e lingue, la tradizione di recarsi al fiume per «sentire la brezza» è rimasta viva per cinquemila anni.
Perché Luxor è diversa
Il Cairo ha grandi parchi, Alessandria ha il fascino mediterraneo, ma Luxor (l’antica Tebe) ha un’atmosfera unica. Qui si celebra Sham el‑Nessim nel luogo stesso in cui è nato.
La mattina di Sham el‑Nessim, la Corniche del Nilo a Luxor è vivace ed entusiasmante. Le famiglie stendono coperte lungo la riva del fiume mentre la luce del mattino fa brillare il Nilo come un nastro di rame. Alle spalle, i piloni del Tempio di Luxor svettano sulla città. Dall’altra parte del fiume, le scogliere calcaree della Riva Occidentale, la necropoli dei re, brillano di un caldo color ambra.
Luxor è più piccola e più comunitaria del Cairo, il che conferisce alla celebrazione un carattere intimo. Si vedono i vicini condividere il cibo, i venditori offrire cipolle primaverili e i bambini giocare a nascondino intorno a statue antiche. Per un’esperienza autentica, molti viaggiatori visitano i villaggi della Riva Occidentale. Questi villaggi sorgono su antiche rovine, e nei campi verdi ai margini del deserto si percepiscono ancora le radici agricole della festa.
Il ritmo della giornata: musica e gioia
Lo svolgimento della festa è magnificamente libero. Appena il cibo è disposto, la giornata diventa tutta musica e connessione umana. Inevitabilmente si sentirà l’iconica voce di Soad Hosny, la «Cenerentola del cinema egiziano», cantare «El Donya Rabee» (È Primavera) da una dozzina di altoparlanti portatili diversi. È probabile che si ascolti anche il soul dell’oud di Farid al‑Atrash, il cui classico «Adi el Rabee» (Ecco ancora la Primavera) ha accompagnato generazioni di picnic egiziani.
A Luxor, la festa offre uno spettacolo raro: gli antichi monumenti sono affollati non da gruppi di turisti stranieri, ma da famiglie locali. Vedere una nonna in una galabeya tradizionale seduta all’ombra di una statua di Ramesse II mentre sbuccia un uovo sodo per il nipote è un potente promemoria che questi templi non sono semplici musei, ma parte di un patrimonio vivo e respirante.
Il cuore pulsante dell’Egitto
Ciò che Sham el‑Nessim dimostra è che gli istinti fondamentali di una civiltà possono sopravvivere a molti cambiamenti. Nonostante le conquiste, i mutamenti religiosi e la modernizzazione, il popolo egiziano ha mantenuto il suo legame con la terra e il fiume Nilo.
A Luxor, questa idea prende vita. La si vede negli antichi templi e nei sorrisi dei bambini che giocano nel parco. La si assapora nel pesce fresco e la si percepisce nella brezza fresca del Nilo. Partecipando, non si osserva semplicemente una festa: ci si fa parte di una tradizione che dura da 5.000 anni.
Non c’è posto migliore per sentire la storia dell’antico Egitto che sulle rive del Nilo a Luxor in questo periodo festivo. Ci ricorda che, sebbene gli imperi possano cadere, la primavera torna sempre.